Murray Bookchin e il futuro della “sinistra globale” 

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La Prossima Rivoluzione

Postfazione di Ursula K. Le Guin***

*** Dopo una vita spesa a inventare fantastici “mondi possibili” e a cercare di migliorare il nostro unico “mondo possibile” Ursula K. Le Guin è morta a Portland il 22 gennaio 2018. Avrebbe computo 89 anni il prossimo 21 ottobre*** 

 

 

“La Sinistra” è un concetto importante fin dai tempi della Rivoluzione Francese ma ha assunto un significato ancora maggiore con lo sviluppo del socialismo, dell’anarchismo e del comunismo.  La Rivoluzione Russa ha portato al potere un governo di sinistra, almeno dal punto di vista teorico; destra e sinistra si sono scontrate in Spagna e l’hanno ridotta a pezzi; i partiti democratici in Europa e Nord America si sono schierati tra i due poli; le caricature di sinistra mostravano i loro nemici come grassi capitalisti con il sigaro in bocca mentre i reazionari americani hanno demonizzato i “comunisti” negli anni trenta e durante la Guerra Fredda. Da oltre due secoli la contrapposizione tra destra e sinistra, per quanto rappresenti spesso una semplificazione, è servita per delineare e ricordare l’equilibrio dei rapporti di forza.

 

Nel XXI secolo continuiamo a usare queste parole; ma cosa è oggi la Sinistra? Il fallimento del comunismo di Stato, il limitato innesto del socialismo nei governi democratici e l’inarrestabile deriva verso destra delle politiche guidate dal “capitalismo corporativo” danno l’impressione che il pensiero di sinistra sia ormai antiquato, ripetitivo o illusorio. La Sinistra è emarginata nel suo stesso pensiero, frammentata nei suoi obiettivi, insicura sulla possibilità di restare unita. Specialmente in America la deriva verso destra è stata così forte che ai liberali vengono attribuiti gli spettri del terrorismo che a suo tempo venivano utilizzati contro gli anarchici e i socialisti mentre i reazionari vengono definiti “moderati”.

 

A questo punto, In una nazione che ha chiuso il proprio occhio sinistro e usa solo la mano destra, dove dovremmo collocare un vecchio radicale, ambidestro e dotato di due occhi funzionanti, come Murray Bookchin?

 

Credo che troverà i suoi lettori.  Molte persone stanno cercando un pensiero coerente e sistematico su cui fondare le proprie azioni – una ricerca difficile. Tentativi teorici che sembravano promettenti, come il Partito Libertario, si sono rivelati come una versione barbosa di Ayn Rand (1); soluzioni dirette a problemi reali, come il movimento di “Occupy”, hanno mostrato la mancanza di organizzazione e vigore necessari per sopravvivere a lungo.  I giovani, truffati e traditi da questa società, cercano un pensiero intelligente, realista e duraturo: non un’altra ideologia noiosa ma un progetto di lavoro pratico, una metodologia per riprendere il controllo del nostro percorso.  Riprendere questo controllo richiederà una rivoluzione tanto potente da influenzare tutta la società e imbrigliare le forze altrettanto potenti che la governano.

 

Murray Bookchin era uno studioso della rivoluzione non violenta. Per tutta la sua vita ha pensato a come rendere possibile un cambiamento sociale radicale, sia esso pianificato o improvviso.  Questo libro consegna il suo pensiero ad un futuro minaccioso che trascende il periodo storico della sua vita.

 

Lettori impazienti e idealisti potrebbero trovare le sue idee troppo ruvide.  Non gli piace saltare dalla realtà ai sogni a lieto fine, non sopporta la pretesa di spacciare la semplice trasgressione per un atto politico: “Una ‘politica’ di disordine o ‘caos creativo’, come la pratica ingenua della ‘contestazione spontanea’ (di solito poco più di una manifestazione di piazza), riduce i suoi adepti al comportamento di una mandria giovanile”. Certo questa descrizione sembra più adatta a descrivere gli Hippy californiani degli anni Sessanta che il movimento di “Occupy” ma è un avvertimento da prendere in considerazione. Infatti Bookchin non è un lugubre puritano.  Quando ho letto i suoi scritti per la prima volta era un anarchico, forse il più eloquente e profondo della sua generazione, e nell’allontanarsi dall’anarchismo non ha perso il suo senso della gioia della libertà. Non vuole vedere questa gioia schiantarsi nuovamente tra le rovine della sua stessa euforica irresponsabilità.

 

Certamente oggi il pensiero filosofico e sociale deve confrontarsi con l’irreversibile degrado ambientale prodotto da un capitalismo senza freni: un fatto evidente di cui la scienza ci parla da più di cinquanta anni, mentre i progressi della tecnica cercano solo di mascherarlo.  Ogni vantaggio che ci ha portato l’industrializzazione e il capitalismo, ogni miglioramento nella scienza, nella salute, nella comunicazione e nel benessere getta ormai la stessa ombra letale.

 

Tutto ciò che abbiamo lo abbiamo preso dalla terra; lo abbiamo preso con sempre maggiore velocità e avidità e ora quel poco che restituiamo è sterile e avvelenato.  Tuttavia possiamo ancora fermare il decorso di questa patologia. Il capitalismo per definizione si fonda sulla crescita; come dice Bookchin: “per il capitalismo desistere dalla sua crescita insensata significherebbe commettere un suicidio sociale.” Evidentemente abbiamo semplicemente preso il cancro come modello del nostro sistema sociale.

 

L’imperativo capitalista di crescere-o-morire si scontra radicalmente con gli imperativi ecologici dell’interdipendenza e della sussistenza. Queste due visioni non possono più coesistere tra loro, ne potrà sopravvivere una società fondata sul mito di questa coesistenza impossibile. O sapremo realizzare una società ecologica o non ci sarà più una società per nessuno, indipendentemente dal suo status.

 

Murray Bookchin ha speso la vita opponendosi allo spirito rapace del capitalismo del crescere-o-morire.

Gli otto saggi che compongono questo libro rappresentano la sintesi del suo lavoro: le fondamenta teoriche per una società ecologica, egualitaria e democratica, con un approccio pratico alla sua realizzazione.  Analizza i fallimenti dei vecchi movimenti per il cambiamento sociale, rilancia la prospettiva della democrazia diretta e, nell’ultimo capitolo, disegna il suo progetto per trasformare la crisi ambientale globale in un’opportunità di superare le stantie gerarchie di genere, razza, classe e nazione, l’occasione di trovare una cura radicale per il ‘male’ che governa il nostro sistema sociale.  Ho letto questo libro con emozione e gratitudine, come spesso mi succede leggendo Murray Bookchin.  Egli è stato un vero erede dell’Illuminismo con il suo rispetto per la chiarezza di pensiero e la responsabilità morale e con la sua ricerca senza compromessi di una speranza realistica.

 

(ndt) Ayn Rand O’Connor, intellettuale americana nata a Pietroburgo nel 1905 e morta a New York nel 1982. Scrittrice, filosofa e sceneggiatrice fu la fondatrice di una corrente filosofica individualista denominata oggettivismo. Molto nota e attiva a Hollywood collaborò con la Commissione per le attività antiamericane del Senatore McCarthy.

 

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